martedì 14 maggio 2019

Marie Curie


Marie Curie
Ciao, sono Marie Curie. Sono nata nel 1867 a Varsavia.
Ho trascorso gran parte della mia vita nella Polonia
russa. Mi piaceva molto studiare, ma poiché qui le donne
non potevano essere ammesse agli studi superiori, mi
sono dovuta trasferire a Parigi. Nel 1891 ho iniziato a
frequentare la Sorbona (una prestigiosa università di
Parigi), dove, con studio e impegno, sono riuscita a
laurearmi in fisica e matematica. Sei anni dopo, ho
iniziato a compiere degli studi sulle sostanze radioattive
e da allora sono rimaste al centro dei miei interessi. Mi
affascinano assai. Nel 1903 mi è stato assegnato il
premio Nobel per la fisica, assieme a mio marito Pierre
Curie. Quel giorno ero così emozionata; ero finalmente
riuscita a dimostrare alle altre persone quanto mi sono
impegnata durante gli anni di studio alla Sorbona. Pochi
anni dopo, è successo un angosciante evento: la tragica
morte del mio amato marito Pierre Curie. In seguito, con
molto dolore e tristezza, mi è stato finalmente concesso
di insegnare nella prestigiosa università della Sorbona.
Nel 1911, mi è stato attribuito un altro premio Nobel,
questa volta per la chimica, per aver scoperto il radio e il
polonio il cui nome ho scelto proprio in onore della mia
terra. Sono molto fiera di me e credo di essere riuscita
nel mio progetto: anche le donne hanno il diritto di
svolgere lo stesso lavoro degli uomini con uguale paga e
possibilità. Solo due anni più tardi, mi è stata assegnata
la cattedra di fisica generale e sono diventata la prima
donna ad insegnare alla Sorbona.

Malala Yousafzai



Mi chiamo Malala Yousafzai e sono la più giovane attivista che abbia mai lottato per il diritto allo studio mio, di tutte le donne e bambine pakistane. Gli uomini hanno paura che le donne sappiano e che possano riconoscere le cose giuste da quelle ingiuste e così ribellarsi a loro. Quindi ho iniziato a ribellarmi . All’età di 11 anni, mentre tornavo da scuola, con le mie compagne, felicissima di aver avuto la possibilità di studiare, successe la tragedia. Ad un tratto il pulmino si fermò e salirono due uomini armati : i talebani. “Chi è Malala Yousafzai?!”, urlò uno dei due puntandoci il fucile contro. “Se non parlate spariamo a tutte quante!” sbraitava. Io con il cuore in gola alzai la mano, ma consapevole che stavo facendo la cosa giusta in modo da salvare le mie amiche. Così l’uomo armato che gridava si girò e l’ultima cosa che pensavo di vedere è stata la canna del fucile puntata dritta sul mio viso spaventato a morte. Sono stata ricoverata nell'ospedale militare di Peshawar, e sono sopravvissuta all'attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Intanto il leader terrorista ha poi minacciato che, se fossi sopravissuta, sarei stata nuovamente oggetto di attentati. Per il mio sedicesimo compleanno sono stata invitata al palazzo di vetro a New York per lanciare un appello a favore dell'istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo. Dopo sei anni sono riuscita a tornare a casa mia: a Mingora, la città della Valle dello Swat dove ho vissuto fino ai 12 anni. Il 10 ottobre 2014 sono stata insignita del premio per la pace assieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando così la più giovane vincitrice di un premio Nobel.
Io ammiro molto Malala, perché noi che abbiamo la possibilità di studiare non lo facciamo, oppure lo facciamo controvoglia, mentre lei ha rischiato la sua vita per poter essere istruita e perché lo fossero le donne e le bambine del suo paese. Sono felice che nel mondo esistano persone come lei: infatti sinceramente non so se al suo posto io avrei avuto il coraggio di fare la stessa cosa.

Emmeline Pankhurst


Emmeline Pankhurst

Mi chiamo Emmeline Pankhurst e sono nata a Moss Side, a Manchester, in Inghilterra, il 15 Luglio 1858. All’età di 14 anni venni presentata al movimento per il diritto al voto femminile. Capii che gli uomini fanno il codice morale e si aspettano che le donne lo accettino. Hanno decretato che è del tutto giusto e corretto per gli uomini combattere per le loro libertà e i loro diritti, ma che non è giusto e corretto per le donne combattere per i loro. Io non ci sto! Nel 1879 mi sposai con Richard Pankhurst, anche lui sostenitore del diritto al voto femminile, con lui ebbi cinque figli. Nel 1879 fondai la  “Franchise Woman’s League” dove riuscii a coinvolgere un gran numero di donne. Essa fu la prima coalizione che sosteneva il diritto di voto femminile, però questa coalizione si sciolse nel 1903. Successivamente lavorai come guardiano amministrativo per le classi sociali più povere e qui rimasi scioccata dalle condizioni delle case lavoro di Manchester. Mio marito morì e cinque anni dopo, nel 1903, fondai “Woman’s Social and Political Union”, un’associazione dedicata alle azioni e non alle parole. Questa associazione però ebbe vari scontri con il governo. Con l’arrivo della prima guerra mondiale io e mia figlia sostenemmo il governo contro il pericolo tedesco. Nel 1918 la “Representation of the People Act 1918" concesse alle donne il diritto di voto ma solamente alle donne con età superiore di 30 anni, era il piccolo passo per una grande svolta. Morii nel 1928 ma qualche settimana dopo la mia morte il governo concesse il voto alle donne di età superiore a 21 anni. Finalmente la battaglia per cui ho tanto combattuto, insieme a molte altre donne, è stata vinta! Due anni dopo venni commemorata con una statua nella Victoria Tower Garden. Un vero onore per una donna che ha lottato solo per ciò che era giusto e per una donna apparentemente piccola come me.

martedì 26 febbraio 2019

Francesca

La Storia Di Francesca


Avevo 15 anni quando mi fidanzai con il mio principe azzurro. Era un amore adolescenziale e pensavo che senza di lui il mio cuore si sarebbe spezzato facilmente. Lo amavo troppo: la nostra storia era simile a quella raccontata nel film "3 metri sopra il cielo". Il primo bacio, la prima volta, le prime feste furono praticamente da “cinema”! Dopo qualche mese le cose però iniziarono a non andare bene e purtroppo compii l’errore di iniziare a frequentare un altro ragazzo. Questo mio "tradimento", da lui scoperto, fu la mia rovina! Mi lasciò e io per sei mesi riconquistai tutti i miei amici e la mia vecchia vita. Mi chiamava a ogni ora del giorno e della notte, mi seguiva e sapeva io chi avevo baciato e con chi uscivo, anche se non ero nel nostro paese. Avevo scoperto che mi pedinava! Per me stava diventando un tormento. Io all’inizio pensavo che mi amasse molto. Dopo i sei mesi, decisi di uscire di nuovo con lui. In quel preciso istante la mia vita finì. Mi diede il primo schiaffo della mia vita, dicendomi dopo poco che lo meritavo perché mi ero comportata come una “poco di buono” con un altro ragazzo. Io avevo 17 anni e pensavo che davvero meritavo quello schiaffo. Ritornai con lui, purtroppo per me, e gli presentai la mia famiglia. Loro erano contenti che io fossi fidanzata con lui, anche perché in casa mia si comportava in modo molto gentile. Era quasi un altro figlio per i miei, ma quando uscivamo da soli era una tortura continua. Mi ruppe il setto nasale ed io dissi ai miei: “vostra figlia è sbadata, ha sbattuto contro la porta e si è spaccata il naso”. Mi procurò un occhio nero e io raccontai ai miei genitori: “vostra figlia è sbadata, stava scherzando con un'amica e si è fatta male ad un occhio." Schiaffi a non finire, calci e poi pugni su tutto il corpo, finché un giorno lui mi spezzò il polso e io inventai una caduta dalle scale. Mi portarono al pronto soccorso. Dopo tutte quelle volte in ospedale i miei genitori vennero a chiedermi come mai mi accadeva sempre qualcosa di brutto. Sotto suo ricatto di morte, dissi a loro che ero in un brutto giro, che avevo preso a bere e che quindi, sotto effetto dell'alcool, cadevo, sbattevo e quant'altro.

Dopo 80 giorni di gesso e altri 30 di terapia, questa persona mi portò al mare di notte perché aveva organizzato una sorpresa per farsi perdonare – DICEVA LUI - del male che mi aveva fatto. Qual era questa sorpresa? Tentò di ‘affogarmi’ nell'acqua, dicendomi che dovevo morire e che ero poco di buono. Mi insultò in tutti i modi. Avevo 17 anni. Per fortuna ad un certo punto si fermò e mi lasciò per terra sulla sabbia. Chiamai degli amici per farmi venire a prendere e finalmente, dopo questo evento, aprii gli occhi. Raccontai tutto ai miei, che mi portarono direttamente in caserma. Ottenni solo una distanza di sicurezza e nient’altro. Dopo mesi di terapia da psicologi e psichiatri sono riuscita a dimenticare tutto e sono andata avanti. Ho un marito meraviglioso che ha faticato tanto con me e adesso abbiamo un bambino bellissimo. La mia vittoria sono loro. P.S. : Siamo donne, non siamo oggetti

mercoledì 13 febbraio 2019

VIDEO 25 NOVEMBRE

Qui vi lascio il link del video che ho realizzato dell'evento del 25 novembre (giornata contro la violenza sulle donne)
#èsempre25novembre

VIDEO 25 NOVEMBRE

Whitney Houston


Sono Whitney Houston, nata il 9 agosto 1963 e morta l’11 febbraio 2012 a Beverly Hills. Si pensa ormai che la vita di noi cantanti o attori sia sempre tutta rose e fiori, senza problem e preoccupazioni ma non è così. Abbiamo anche noi dei periodi bui, come è successo a me. È proprio a causa di mio marito, sposato nel 1992, che ho iniziato piano piani a scompormi, spezzarmi. Lui è sempre stato un tipo violento, a cui bastava poco per alzare le mani. Ricordo in particolare un episodio, nel 2003, in cui davanti ad un litigio mi picchiò senza farsi scrupoli e la polizia dovette intervenire con la scossa elettrica per fermarlo ed arrestarlo. Non saprei bene a chi descrivere il dolore e la paura che mi travolgevano ogni volta, ma c’era sempre questa sensazione di protezione che lui mi trasmetteva ma io, anche essendo consapevole del rischio che correvo, continuavo a cascarci. È anche per colpa sua se ho iniziato a far uso di droghe negli anni ’90 e se ho iniziato ad allontanarmi dalla musica, quella che era ormai l’unica ancora, l’unico appoggio che avevo. Tra le persone che si erano ormai accorte di tutto quello che stavo passando c’era anche mia madre che, dopo la mia morte, scarica tutta la colpa su Bobby affermando che io sarei ancora viva se non fosse stato per lui; Oprah Winfrey, venne a prendermi nella mia residenza e mi costrinse a ricoverarmi in una clinica a causa di una crisi avvenuta pochi giorni prima. Nel 2006 però riprendo in mano la mia vita e decido che è ormai il momento di dire basta ad una vita di dipendenza da lui e dalle droghe, decidendo di disintossicarmi e affermando anche alla stampa che “ senza Bobby Brown non riuscivo a fare proprio niente”. A causa però di tutto quello che ho passato non credo più nella voglia di vivere e nella voglia di lottare. L’11 febbraio 2012 vengo trovata morta in una camera d’albergo annegata in una vasca da bagno. Mia madre racconta “Whitney è sempre stata una donna lottatrice che ha sempre tentato di nascondere il suo dolore, quella donna che cantava “ti amerò per sempre” ad un uomo che non l’ha mai amata veramente.



Realizzato da Alice S.

Artemisia Gentileschi


Salve a tutti , vi voglio presentare una pittrice , di non molta fama , ma con un discreto talento per la pittura. E’ nata qui, a Roma, nel 1593, ha frequentato la scuola del famoso Caravaggio e diciamo che la sua carriera non andava affatto male, finchè però un giorno avvenne una situazione dolorosa. La pittrice di cui parlo non è che Artemisia Gentileschi, una fra le poche artiste donne nella storia, ma anche la prima donna in assoluto ad essersi opposta ad una violenza da lei subita e ad aver lottato per far valere i propri diritti. Purtroppo alla sua epoca non era facile sfondare nel mondo dell’ arte se eri una donna, tantomeno studiarla! Perciò il padre di Artemisia decise di darle lezioni private da parte di un collega , Agostino Tassi , un suo amico, fu lui a spiegarle la tecnica della prospettiva; spesso Artemisia e Tassi andavano dalla vicina di casa per le lezioni , e nel frattempo Tassi cominciò a provare vari sentimenti per la giovane. Attorno al 1611 avvenne la tragedia , Tassi con vari pretesti riuscì a rimanere solo a casa della vicina con Artemisia, così da poter abusare di lei e violentare la sua persona. Ciò fu traumatizzante per Artemisia, che provava un sentimento di ingiustizia in ciò che le era accaduto, sentiva di dover fare una cosa, abbastanza coraggiosa per l’ epoca, cioè sporgere querela. A quei tempi inoltre non c’ erano gli interrogatori, gli avvocati o addirittura la macchina della verità, per ottenere onestà bisognava farsi torturare per poter dimostrare la verità, ma dopo un lungo processo  Tassi fu costretto a versare una somma di denaro che Artemisia usò per celebrare un felice matrimonio tra lei e suo marito Orazio.
Insomma . . . non potrei essere più fiero e orgoglioso di così per il nome che porta oggi la nostra scuola, il nome della prima donna che ha fatto valere i propri diritti per ciò che secondo lei era giusto. Purtroppo però molte donne muoiono ancora oggi e il motivo secondo me più banale è perché molti soprusi non vengono denunciati,ogni donna deve sapersi ribellare contro tali ingiustizie e capire che nessuna di loro si merita tale sofferenza , fisica e mentale, . . .  sofferenza che hanno provato anche le donne di cui vi racconteranno la storia i miei compagni . . .



Realizzato da Alessio C.