Io, Rita Levi-Montalcini sono stata una neurologa, accademica e
senatrice a vita italiana. Ho vinto il Premio Nobel per la medicina nel 1986.
Negli anni cinquanta, grazie alle mie
numerose ricerche, scoprii ed identificai il fattore di accrescimento della
fibra nervosa, noto come NGF; per tale scoperta mi hanno dato nel 1986 il
premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, sono stata la
prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze.
Il 1º agosto 2001 sono stata nominata
senatrice a vita "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel
campo scientifico e sociale". Sono inoltre stata socia nazionale
dell'Accademia dei Lincei per la classe di scienze fisiche.
Sono nata in una famiglia ebrea,
figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico e della pittrice Adele Montalcini. Sono la
sorella di Gino, scultore e architetto noto negli anni trenta, di Anna. Sono
nata insieme alla mia gemella Paola, nota pittrice.
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I miei genitori, molto colti, hanno
instillato in tutti i figli il proprio apprezzamento per la ricerca
intellettuale. Ho trascorso l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, anche se dominato da una
concezione vittoriana dei rapporti con i genitori e dei
ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità di mio padre, convinto che
una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di
una madre. Tuttavia, nonostante l'opinione di mio padre, nell'autunno del 1930, ho deciso
di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu
determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la mia amata
governante Giovanna Bruatto.
All'età di 21 anni entrai nella
scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi, dove cominciai gli studi sul sistema
nervoso che ho poi proseguito per tutta la vita. Ho avuto come compagni
universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco.
Nel 1936 il rettore dell'Università
di Torino, Silvio Pivano, mi conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110
e lode; successivamente mi specializzai in neurologia e psichiatria, ancora
incerta se dedicarmi completamente alla professione medica o portare avanti le
ricerche in neurologia.
In seguito alle leggi razziali del
1938, in quanto ebrea sefardita, fui
costretta a emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stessi ancora
terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino
all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fui ospite dell'istituto
di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuai gli studi sul
differenziamento del sistema nervoso.
Poco prima dell'invasione del Belgio,
tornai a Torino dove, durante l'inverno del 1940, allestii un laboratorio
domestico situato nella mia camera da letto per proseguire le ricerche,
ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti
dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era
appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti,
ritornò a Torino e si unì a me, diventando così il mio primo e unico
assistente.
In quel laboratorio scoprii il
meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del
loro sviluppo.
Il pesante bombardamento di Torino a
opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare
la città e mi rifugiai nelle campagne di un paese dell'Astigiano, dove
ricostruii il mio mini laboratorio e ripresi gli esperimenti.
Nel 1943 l'invasione dell'Italia da
parte delle forze armate tedesche ci costrinse ad abbandonare il nostro
rifugio, divenuto ormai troppo pericoloso. L'8 settembre del 1943, mio fratello
Gino si sposò e decise di portare nel sud Italia tutta la famiglia: mamma, sua
moglie e noi sorelle. Iniziammo quindi un pericoloso viaggio che si concluse a
Firenze, ospiti della famiglia Lurini la cui figlia, la pittrice Marisa Mori,
era amica della mia gemella Paola.
Tutti noi sopravvivemmo all'Olocausto
restando nascosti a Firenze, divisi in
vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione
per non incorrere nelle deportazioni. Una volta venimmo salvati da una
domestica, che ci fece scappare appena in tempo. Nel periodo dell'occupazione
nazista, a Firenze, entrai in contatto con le forze partigiane del Partito
d'Azione.
Nell'agosto del 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi
a lasciare Firenze. Io divenni allora medico presso il quartier generale
anglo-americano e venni assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti
dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di tifo
addominale. Qui mi accorsi però che quel lavoro non mi piaceva in quanto ero
troppo coinvolta nella sofferenza dei pazienti.
Nel 1945, terminata la guerra,
tornai con la famiglia a Torino dove ripresi gli studi accademici e allestii un
laboratorio di fortuna casalingo in una collina vicino ad Asti. Con il maestro
Giuseppe Levi iniziai a fare ricerca negli embrioni di pollo attraverso i quali
approfondii le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti
del sistema nervoso, giungendo a diversi risultati pubblicati su importanti
riviste scientifiche internazionali.
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