Eccolo lì, Isidoro, un uomo solare,
gentile, galante; ero insieme a lui da mesi ormai. Il classico uomo pronto ad
ogni cosa, pronto ad accompagnarmi in aeroporto alle cinque del mattino (poiché
lavoro come hostess), a regalarmi un mazzo di fiori ogni giorno; Pensavo
proprio di aver trovato l’uomo giusto per ricominciare a vivere… Era troppo
presto per dirlo. Quella che io credevo fosse premura nei miei confronti, si
era come tramutata in controllo e quello che io definivo amore, gelosia
ossessiva. Ora che ci ripenso, ho sottovalutato molti elementi che potevano
farmi capire chi avevo veramente davanti: anche il controllo sul cellulare; La
prima volta che chiese di vederlo, io pensavo scherzasse, poiché era sempre
alla portata di tutti, e, d'altronde, non ce n’era motivo. Fu quella la prima
volta che mi picchiò. Questo non fu l’unico atto di violenza che subii da parte
sua; fu solo il primo che si ripeté in altre circostanze. La mia colpa? Quella
di perdonare SEMPRE. Dopo tanto, decisi però di lasciarlo, e quindi glielo
comunicai.
-25/06/2012-
Appuntamento in chiesa; lui mi promise amore eterno,
giurando, invano, di non alzare più le mani su di me, e di non essere ,di
conseguenza, più geloso. Con il senno del poi, io so che lui aveva premeditato
quello che sarebbe successo in seguito, ma avrei voluto saperlo già allora,
altrimenti non riesco a giustificare come lui possa aver reagito così dopo
quella splendida giornata.
ORE: 01.45
Sono nel mio
letto, quando mio marito si alza dicendomi che necessitava di andare in bagno.
Sentii i suoi passi venire verso il letto, ma non sentii lui coricarsi: era
tornato armato, con una padella in ghisa, e mi colpì più e più volte sulla
testa; io mi alzai stordita e incredula: non potevo e non riuscivo a credere
che fosse proprio lui, fin quando non lo guardai negli occhi; fu quello
l’istante in cui , dopo essermi alzata in piedi, lo vidi estrarre le forbici
per conficcarle nella mia schiena. Tentai di fuggire da lui provando ad
infilarmi sotto il letto; tentativo inutile: lui mi prese per i capelli,
trascinandomi sopra il mio sangue al centro della stanza; capii che la sua
intenzione era quella di uccidermi. Inaudita fu la furia con la quale tentò di
aprirmi la gola a mani nude, ma ormai non provavo più dolore. Di uscire non se
ne parlava assolutamente: aveva sigillato le finestre e bloccato la porta. Era
lì, che mi fissava ed io incapace di qualsiasi movimento. Cercai allora di
dissuaderlo. La mia unica arma era infatti la parola. Ricordo ancora che lui
desiderava tornare a casa, ma a fermarlo era la paura di essere denunciato;
così promisi di non farlo, fingendo di stare bene e sforzandomi di dire che
quelli che mi aveva procurato, erano solo graffi superficiali. Lui
incredibilmente, decise di andarsene. Riuscii a chiamare il pronto soccorso.
Sono scolpite nella mia mente le parole della dottoressa: ”Probabilmente non ce
la farai, sei in condizioni gravissime, dì adesso chi è stato”. Raccontai tutto
quello che ricordavo.
Lui ottenne quattordici mesi di domiciliari, dai quali
evadeva quotidianamente per perseguitarmi. Terminati i domiciliari, Si ritrovò
al processo, dove riuscì ad avere solo 4 anni per tentato omicidio e sei mesi
per sequestro, dato che Patteggiò. Furono molte le minacce che ricevetti da
parte sua e la più frequente è stata quella di uccidermi e di finire ciò che ha
iniziato. Cosa
provo ora io? Paura, paura e timore di non poter più essere libera di uscire
fuori casa, paura di non poter più avere la libertà di parola contro di lui,
paura di poter incrociare il suo sguardo per strada e rivivere il momento di
terrore di quella notte.
Realizzato da Elisa A.

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